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Anāhata-Nāda

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"La vibrazione del corpo, avvertita come sensazione, e il suo riassorbimento nel silenzio sono l'essenza della tecnica tradizionale del Kashmir. L'energia pura si traspone attraverso la forma della percezione.  La vibrazione come sonorità è un'altra trasposizione, che si incarna in numerosi momenti della pratica. Avvertita nei primi tempi come un oggetto sonoro, questa forma vibratoria, lasciata libera in un ascolto non coinvolto, passerà per un certo numero di trasformazioni, che culmineranno in krama-mudr ā   riassorbimento dei principi della coscienza, per poi lasciarli emergere di nuovo, non più come oggetti, ma identici al soggetto. Talvolta, dopo una seduta, la sonorità energetica sarà talmente forte che renderà inaudibili i suoni dell'ambiente circostante. Indipendentemente da questi momenti intensi di pratica, può essere che, in certi casi, quest'energia sonora cada come una cappa di silenzio su una conversazione o una televisione accesa. Creando allora...

Luce e consapevolezza: i due aspetti della coscienza, Mark Dyczkowski

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  La coscienza assoluta intesa come base ontologica immutabile di tutte le apparenze è chiamata  Prakāśa . In quanto consapevolezza creativa del suo proprio Essere, l'assoluto è chiamato  Vimarśa .  Prakāśa e Vimarśa , la luce divina della coscienza e la consapevolezza riflessiva che questa luce ha della sua propria natura, insieme costituiscono la pienezza della coscienza che tutto abbraccia. ... Prakāśa  è la pura luminosità o il mostrare se stessi che costituisce l'essenza e l'identità ultima dei fenomeni. Che le cose appaiano è dovuto interamente alla luce della coscienza, e il loro apparire è esso stesso questa Luce che conferisce a tutte le cose la loro evidente natura manifesta. Essendo stabilita nella luce della coscienza, ogni cosa vi appare secondo la sua natura propria. Tutto ciò che è ritenuto non riposare in questa Luce è tenuto irreale quanto un fiore nel cielo. ...a differenza della luce del sole o di qualunque altra luce, questa Luce non solo ren...

Il linguaggio della pelle, Ashley Montagu

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"C'è un evidente collegamento fra l'esperienza tattile infantile e l'abitudine di comportarsi con tatto nell'età adulta. Colpisce la correlazione esistente fra le parole tatto (dal latino " tactus ", participio passato del verbo tangere , "toccare") e tocco (sostantivo derivato dal participio passato del verbo "toccare"), specialmente se si pensa che la parola tatto può indicare, oltre la già citata "accortezza, delicatezza nell'agire", anche il senso specifico che permette il riconoscimento di alcuni caratteri fisici (durezza, forma) degli oggetti che vengono in contatto con la superficie esterna del nostro corpo e, infine, "l'azione del toccare in quanto è fonte di particolari sensazioni". In realtà non sono sfuggiti all'attenzione né il rapporto etimologico né quello psicologico fra i diversi significati, tanto che di un uomo "senza tatto" si dice che ha un "tocco pesante".  La ...

Il corpo è una rappresentazione del mondo, Eric Baret

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Quello che importa è di non sentire il corpo.  Ci sono due grandi scuole: c'è la scuola che pensa che la posa giusta, fatta bene, porti alla vacuità, che è in generale il punto di vista diffuso dello yoga.  E poi c'è il punto di vista del Kashmir che dice che è la vacuità che conduce alla posa giusta.  Dunque noi lavoriamo senza il corpo fisiologico, la fisiologia ha unicamente un valore quando ci si occupa di correggere, come quando qualcuno vuole migliorare la sua fisicità per il lavoro corporeo, la fisiologia ha il suo posto. Ma non è nel nostro orientamento (del Kashmir ndr ), noi non cerchiamo di migliorare nulla, non cerchiamo di eliminare, quindi lavoriamo diversamente da chi vuole avere una sorta di effetto fisiologico.  Ogni rappresentazione anatomica tende a restringere il sentire. Nel caso in cui si lavora specificamente con una persona, allora lì l'anatomia, complessivamente, ha la sua ragion d'essere.  Nel lavoro di gruppo non si entra nel dettaglio...

Chi sono io?, Jean Klein

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"La vostra vera natura trascende la mente e il corpo, ecco perché la domanda «Chi sono io?» non può mai trovare una risposta, non ha presa su di voi; tutti i termini di riferimento scivolano via e vi risvegliate in quel silenzio che risponde a tutte le domande. Ricercare se stessi è sempre comunque una perdita di tempo: questo deve diventare per voi perfettamente ovvio. Non mettete continuamente in dubbio questa evidenza, la vita si trova nel presente senza tempo, quindi non accumulate altre cose, non imparate nuovi metodi di meditare, di rilassarvi, di purificarvi. Questo accumulo di stati, sensazioni e tecniche non è altro che la vanità, appartiene ancora alla persona che cerca sicurezze e conferme. Conflitti e problemi derivano tutti dalla mente che cerca di giustificare la propria esistenza. Quando, improvvisamente, vi rendete conto di questo, nell’assoluta convinzione della consapevolezza totale diventate coscienti di ciò che non avete mai cessato di essere: dell’...

Gioia, Eric Baret

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  "La bellezza non la si gusta che quando si ha questo senso dell'istantaneità. La bellezza non è mai domani. Non vi è che l'stante. La nuvola che guardo è l'ultima nuvola che guardo. La guardo come se dovessi perdere la vita un attimo dopo. E' la sola maniera di guardare. E' il solo modo di vivere. Altrimenti di vive nella memoria, non si è che nella paura. Ogni volta che sento in me la fantasia di raggiungere la gioia domani, sto ancora negando ciò che è essenziale. Fino a che penso che una qualunque situazione possa portarmi una qualunque cosa, sono nella negazione, nego profondamente la mia risonanza. E la risonanza non ama essere rinnegata, perché c'è sempre dramma, delusione. Abbiamo in noi costantemente bolle di gioia che salgono, colpiscono il cervello, ma le respingiamo costantemente. Diciamo: "No, non è il momento, voglio essere felice domani, sarò felice quando avrò divorziato, quando mi sarò riposato, quando avrò un figlio, quando non avrò ...

Che cos'è la bellezza?É Eric Baret

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D. "C'è della bellezza nella pratica che abbiamo condiviso oggi, che cosa rende bello il gesto dello yoga?" Ér ic Baret: "La non aspettativa, l'assenza di una direzione, l'assenza di un'attesa, l'assenza di una dinamica" D. "Che cos'è la bellezza?" B.: " È l 'arresto della fantasia, dell'immaginario, l'arresto della speranza, l'arresto di un futuro. La bellezza è l'insicurezza, è per questo che la incontriamo assai poco perché passiamo la nostra vita a cercare la sicurezza. E' la forma più insidiosa della ricerca di sicurezza è il bisogno di capire, di comprendere ovvero voler riportare l'immensità ai propri limiti. Allora quando ci si rende conto che non si può comprendere nulla questo spazio di non comprensione si può dire che è la bellezza. Ma è molto difficile per la persona, la persona vuole sapere, vuole sapere quello che è giusto, quello che è bene, quello che gliene viene, quello ...