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Quello che state cercando è già qui, Jean Klein

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  "Quello che state cercando è già qui, prima di tutte le apparenze fisiche. E'. Quindi, tutto il cercare può solo portare ad un oggetto. Non cercate di trovare la ragione o la causa della felicità o dei momenti di pienezza. Non c'è causa. Fino a quando cercherete e darete una spiegazione, volterete le spalle alla pienezza, al messaggio del momento. Cercate di capire chiaramente che non c'è cosa vista senza il vedere, né cosa udita senza l'udire. Riportate ciò che è visto al vedere, ciò che è udito all'udire. Voi siete l'apertura ed è solo in un'attesa senza attesa che sarete aperti all'apertura. In fondo l'apertura è ciò che è aperto, l'attesa ciò che è aspettato. Questo è tutto. Vivete questo insegnamento. Lasciatelo diventare comprensione vivente, cioè siate consapevoli di come agisce in voi, di come il suo profumo invade il vostro corpo e la vostra mente. Divenite tutt'uno con questo profumo. Non potrete mai ricordare quest'essen...

Le origini della sofferenza, Sri Nisargadatta Maharaj

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  "Quando si inizia a conoscere l'esperienza della sofferenza? Solo dal momento in cui la forma si è creata dai cinque elementi, una forma dotata di coscienza. Ma qual era la situazione prima che la forma venisse creata e la coscienza vi entrasse? Si era immanifesti. Non si aveva conoscenza della propria esistenza, non c'erano esperienze, ed era quindi uno stato al di là del grossolano concetto di felicità o infelicità. Era quella l'unità quando il fare esperienze era fuori questione. Nell'assoluto immanifesto non c'è nessuna coscienza, nessuna coscienza di esistere. Solo quando questa coscienza universale si manifesta nelle varie forme, e queste forme possiedono la forza vitale e sono soggette ai tre gu ṇ a*, solo allora ogni forma può agire attraverso la forza vitale a seconda della combinazione dei tre  gu ṇ a. Ogni forma agisce nel rispetto della propria natura. E' solo quando avviene l'identificazione, quando comincio a pensare che sono io ad agire...

La vera realtà, Chāndogya Upaniṣad

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  "Se si colpisse alla radice un grande albero ne uscirebbe la linfa, ma continuerebbe a vivere; se lo si colpisse alla metà ne uscirebbe la linfa ma continuerebbe a vivere; se lo si colpisse alla cima, ne uscirebbe la linfa ma continuerebbe a vivere. In quanto è compenetrato dalla forza vivificante, lieto se ne sta, bevendo avidamente alle radici. Ma quando la forza vivificante abbandona un ramo, questo secca; se ne abbandona un secondo, questo secca. Se abbandona tutto l'albero, tutto l'albero secca.  Proprio così, o caro. Sappi che qui muore ciò che è abbandonato dalla forza vivificante, ma non è la forza vivificante che muore. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è costituito da essa.  Essa è la vera realtà. Essa è l' Ātman . Essa sei tu, o Svetaketu." Ch ā ndogya Upaniṣad

Essere vigili, sensibili e attenti, Vimala Thakar

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"Ecco cosa intendo per rieducare se stessi. Non sprecare quella complessa energia incautamente, avventatamente. Quando un movimento è giustificato, mi muovo, con il corpo, con le parole, con il cervello, ma mi muovo in modo accurato e preciso. E ogni volta che mi muovo, mi muovo con attenzione, attentamente. Abbiamo affrontato questo argomento nel primo discorso, e cioè che quando ci si muove sull'onda delle abitudini si è disattenti. Quando fate dei movimenti ripetitivi, meccanici, non c'è quella qualità di vigilanza e dell'attenzione; e non si vive senza essere vigili, sensibili, attenti.  Vivere è muoversi con l'integrità del vostro essere, mentre le abitudini vi dicono come muovervi automaticamente, come una macchina. Perciò, più tempo passiamo con le macchine, più le nostre reazioni, i nostri comportamenti, diventano meccanici e perdiamo la sensibilità per essere totalmente presenti in ogni azione che facciamo, in ogni parola che diciamo. Quindi si impara ad e...