Luce e consapevolezza: i due aspetti della coscienza, Mark Dyczkowski
La coscienza assoluta intesa come base ontologica immutabile di tutte le apparenze è chiamata Prakāśa. In quanto consapevolezza creativa del suo proprio Essere, l'assoluto è chiamato Vimarśa. Prakāśa e Vimarśa, la luce divina della coscienza e la consapevolezza riflessiva che questa luce ha della sua propria natura, insieme costituiscono la pienezza della coscienza che tutto abbraccia.
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Prakāśa è la pura luminosità o il mostrare se stessi che costituisce l'essenza e l'identità ultima dei fenomeni. Che le cose appaiano è dovuto interamente alla luce della coscienza, e il loro apparire è esso stesso questa Luce che conferisce a tutte le cose la loro evidente natura manifesta. Essendo stabilita nella luce della coscienza, ogni cosa vi appare secondo la sua natura propria. Tutto ciò che è ritenuto non riposare in questa Luce è tenuto irreale quanto un fiore nel cielo.
...a differenza della luce del sole o di qualunque altra luce, questa Luce non solo rende visibili tutte le cose, ma è anche lo loro origine ultima. Piena della sua vibrazione divina, la luce manifesta tutte le cose e le ritira in sé...E' la vibrazione raggiante di questa Luce, lo stato in cui la coscienza diviene manifesta.
Questa Luce è la realtà suprema. E' la "Luce Antica" che rinnova tutte le cose in ogni momento. "E' sempre nuova e segreta, antica e nota a tutti." E' la forma del Presente, L'Eterno Ora. Tempo e spazio sono relazioni tra i contenuti della coscienza; essi non possono incidere sull'integrità dell'assoluto. Né spazio né tempo possono dividerla, poiché essi sono una cosa sola con la Luce che illumina e li rende noti come elementi dell'esperienza. Ma in questa Luce è lo splendore dell'assoluto, non un principio impersonale. E' la Luce vivente di Dio, anzi è Dio stesso, il Maestro che dispone dell'intero universo. Śiva è questo "lume di buon auspicio" che illumina tutte le cose. Egli è la luce della coscienza che rivela la presenza del reale e dell'irreale, della "luce" e delle "tenebre". Abhinavagupta scrive:
"Così Bhairava, la Luce, è autoevidente; senza principio, egli è la prima e l'ultima di tutte le cose, l'Eterno Presente. Cos'altro può dunque essere detto di Lui? Egli illumina lo svolgersi delle categorie dell'esistenza e della creazione, che sono l'espansione del Suo proprio Sé, luminoso della Sua stessa Luce, in identità con Se stesso; e siccome Egli illumina Se stesso, in questo modo Egli riflette anche sulla Sua stessa natura, senza che la sua meraviglia venga in alcun modo diminuita."
La dottrina della vibrazione nello sivaismo del Kashmir, Mark Dyczkowski

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